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Clap Your Hands (The Reverend Peyton’s Big Damn Band)

Per dare un po’ di incipit musicale alla fase centrale del Quarto Festival d’Inverno della rete pibinko.org con la Jug Band Colline Metallifere (dal 15 al 17 dicembre 2023), vi riproponiamo uno dei nostri video preferiti. Da parte nostra abbiamo una buona quota di nani, giocolieri e ballerini (di twist), ma diciamo che il festival sarà gradito a chiunque si ritrovi nello spirito di questo brano.

“The Last Day Of Our Acquaintance” in relazione al concetto di “Spaccare Tutto”

Nel giro dei giovani rocker e musicofili si usa in senso metaforico l’espressione “spaccare tutto” a definire un’esibizione che ti lascia senza possibilità di risposta. Si usa anche come augurio: “Stasera suoniamo al posto X” “Oh, spaccate tutto!”.

Un’esibizione che ti fa pensare a situazioni inedite, o ripensare a come avresti potuto fare in situazioni troppo edite, che ti fa stare bene-bene e male-male in parallelo, che il giorno dopo non passa, e ti fa cambiare come guardi l’edicolante o il cane che passeggia. Se poi, per caso, capita che nel periodo in cui ascolti il pezzo tu stia passando una situazione simile a quella che passava l’autore nel momento in cui l’ha scritta (anche senza che si sappia quale fosse) allora “spacca tutto”.

Confrontadoci poco tempo fa un rocker meno giovane (nome in codice Andy Littlefakes), abbiamo avuto un dibattito su quale pezzo spaccasse di più tra “Information Overload” dei Living Colour e “Banned in DC” dei Bad Brains, che non conoscevo. In pratica la definizione dello “Spaccare tutto” è un po’ come i gusti, e non va discussa troppo, ma intanto sentite questa (scritta nel 1990) e pensate a cosa doveva essere successo a lei per interpretarla così 19 anni dopo… (commenti a micalosapevo@pibinko.org oppure whatsapp 3317539228). Spacca tutto.

This is the last day of our acquaintance | Questo è l’ultimo giorno della nostra conoscenza
I will meet you later in somebody’s office | Ci vedremo più tardi nell’ufficio di qualcuno
I’ll talk but you won’t listen to me | Parlerò ma non mi ascolterai
I know what your answer will be | So quale sarà la tua risposta

I know you don’t love me anymore | So che non mi ami più
You used to hold my hand when the plane took off | Una volta mi tenevi la mano mentre l’aereo decollava
Two years ago there just seemed so much more | Due anni fa pareva che ci fosse tanto di più
And I don’t know what happened to our love | E non so cosa sia successo al nostro amore

Days and days | Sono giorni e giorni
Our friendship has been stale | che la nostra amicizia è diventata stantia
And we will meet later to finalise the details | E più tardi ci troveremo per mettere a punto i dettagli
Two years ago the seed was planted | Due anni fa si piantò un seme
And since then you have taken me for granted |E da allora mi hai data per scontata

But this is the last day of our acquaintance
I will meet you later in somebody’s office
I’ll talk but you won’t listen to me
I know your answer already

But this is the last day of our acquaintance
I will meet you later in somebody’s office
I’ll talk but you won’t listen to me
I know your answer already
I know your answer already
I know your answer already

Litobag n° 1 del 29-3-20: Rock and a hard Place

Nel progetto di Litologia Partecipativa andiamo ad aprire la sesta serie dei branobag, ribattezzati per l’occasione “litobag”. Se non sapete che cosa sono i branobag, lo potete scoprire alla svelta da questa pagina.

Ci sono due differenze importanti rispetto ai branobag delle serie precedenti. La prima è che in questo giro proveremo a pubblicarli subito anche in versione inglese (la maggior parte del sito pibinko.org è mantenuta in tutte e due le lingue, ma i branobag finora erano presentati solo in italiano). La seconda è che la lista dei brani è stata creata nel giro di una settimana dal lancio del progetto, con il contributo di altre persone oltre ai componenti base della Jug Band Colline Metallifere, mentre nelle edizioni precedenti i brani venivano scelti da pibinko la mattina stessa, giorno per giorno.

A questi giro vari musicofili o musicisti da Sassari in su hanno risposto all’invito a fare da “intrattenitori” nel progetto consigliando canzoni che in qualche modo fanno riferimento a rocce, sassi, pietre, minerali e affini. Il tutto per dare un po’ il mood agli altri personaggi che operano nel progetto (collezionisti, classificatori e sponsor…per ricordare cosa fanno, leggete la presentazione del progetto). Via via vi presenteremo i nostri selezionatori “litomusicali” e li abbineremo a uno o più elementi del progetto (uno dei sassi in via di classificazione, un altro personaggio ecc.).

Per esempio, nell’immagine di testa, il campione Z012 di Valeria e Guido di Tatti, che ancora non sappiamo cosa sia ma mi ricorda una vista dall’alto della città di Dark City.

Quanto durerà la rubrica? Tutto dipenderà dalle segnalazioni che riceveremo: al momento ne abbiamo per tirare un mesetto.

Bando alle ciance: ascoltiamo il brano che ha ispirato il “sottotitolo” in inglese della Litologia Partecipativa (abbiamo scritto che con questo progetto siamo “between a rock and a hard phase“).

E cominciamo con “loro” come dice Gabriele da Sassari che ha suggerito il brano…Gabriele e tutta la sua famiglia allargata sono talmente fan dei Rolling Stones che non li nominano nemmeno….e per riferirsi a Keith Richards parlano di “lui”. Sotto, il testo con traduzione a fronte fatta al volo da Mauro il Tirannosauro, che oltre a essere esperto di litologia è stato in Inghilterra da piccino. Buon litoascolto e a domani.

The fields of Eden | I campi dell’Eden
Are full of trash | sono pieni di mondezza
And if we beg and we borrow and steal | e anche se preghiamo, prendiamo in prestito o rubiamo
We’ll never get it back | non ce li ridaranno mai
People are hungry | la gente ha fame
They crowd around | si raggruppano qua e là
And the city gets bigger as the country comes begging to town | e la città cresce mano a mano che la campagna viene a elemosinare in città
We’re stuck between a rock | siamo fra l’incudine
And a hard place | e il martello
Between a rock and a hard place
This talk of freedom | Queste chiacchiere di libertà
And human rights | e diritti umani
Means bullying and private wars and chucking all the dust into our eyes | voglio dire maltrattare i più deboli, guerre private e tirarci un sacco di terra in faccia
And peasant people | e i contadini
Poorer than dirt | più poveri della terra
Who are caught in the crossfire with nothing to lose but their shirts | stanno in mezzo al fuoco incrociato, con niente da perdere se non le loro camice
Stuck between a rock | presi tra l’incudine
And a hard place | e il martello
Between a rock and a hard place
You’d better stop put on a kind face | meglio che tu ti fermi, fai un’espressione gentile
Between a rock and a hard place
We’re in the same boat | siamo sulla stessa barca
On the same sea | sullo stesso mare
And we’re sailing south | e viaggiamo verso sud
On the same breeze | con la stessa brezza
Guiding dream churches | guidando chiese da sogno
With silver spires | con spire argentate
And our rogue children | mente i nostri bimbi molesti
Are playing loaded dice | giocano coi dadi truccati
Give me truth now | ora dammi la verità
Don’t want no sham | non voglio finzioni
I’d be hung drawn and quartered for a sheep just as well as a lamb | mi farebbero impiccare, sventrare e squartare comunque
Stuck between a rock
And a hard place
Between a rock and a hard place
You’d better stop
Put on a kind face
Can’t you see what you’ve done to me | non riesci a vedere quello che mi hai fatto

branobag del 15-3-2020: La Radio – Finardi

In questi giorni sta (ri)circolando il sito di Radio Garden, che permette di ascoltare radio da tutto il mondo cliccando su un mappamondo per scegliere la stazione dalla posizione geografica da cui trasmette. Il sito in effetti esiste almeno dal 2016 (ne parlarono in lista GFOSS), e benissimo che possa riprendere auge. Come invito al riascolto delle radio, ricordiamo questo inno di Eugenio Finardi. Nel link trovate anche 50 minuti di concerto, che non faranno male. Vai Eugenio:

Quando son solo in casa
e solo devo restare
per finire un lavoro
o perchè ho il raffreddore.

C’è qualcosa di molto facile
che io posso fare:
è accendere la radio
e mettermi ad ascoltare.

Amo la radio perchè arriva dalla gente
entra nelle case, ti parla direttamente.
E se una radio e libera ma libera veramente.
Mi piace anche di più perchè libera la mente.

Con la radio si può scrivere leggere o cucinare.
Non c’è da stare immobili seduti lì a guardare.
E forse è proprio questo che me la fa preferire:
e che con la radio non si smette di pensare.

Amo la radio perchè arriva dalla gente
entra nelle case, ti parla direttamente.
E se una radio e libera ma libera veramente.
Mi piace anche di più perchè libera la mente

boscoriserva n°25 del 18/7/19: Ravi Shankar

La settimana di boscoriserva dedicata al blues non poteva concludersi che con uno dei più grandi bluesmen che abbiano calpestato i palchi del festival: Robindro Shaunkor Chowdhury, in arte Ravi Shankar, soprannominato da George Harrison dei Beatles “il padrino del sitar”.

La civiltà e la società indiane mi affascinano. Negli anni ’80 del secolo scorso ebbi anche un mezzo invito a fare un viaggio in quel subcontinente, ma per qualche motivo non colsi l’opportunità, o forse -più semplicemente- non ero pronto. E per andare là venendo da qua bisogna essere pronti.
Voglio dire, ci puoi andare in qualsiasi momento, se hai i piccioli per il viaggio, e poi -quando sei là– come fai a far valere il prezzo del biglietto, se non sei pronto? Ma questo non è tema da approfondire di venerdì. Di venere né di marte ci si sposa né si parte, tantomeno per l’India dentro di voi.

Tornando alla musica…dicono i libri che l’omo è nato in Africa, e lì ha pure imparato a suonare e ballare. Non so cosa sia successo tra la valle dov’era lo scheletro di Lucy e l’India, ma nelle lande orientali dell’orbe terracqueo ha imparato a suonare e cantare con eleganza e soavità, e di questa eleganza e soavità, quella indiana è quella che mi suona meglio, anche se non capisco le parole.

Curiosità su Ravi Shankar (essendo un artista a me poco noto sono andato a documentarmi…): come diceva Guzzanti su riedughescional ciannel…”lo sapevate che Norah Jones è sua figlia? Sapevatelo, su boscoriserva, e grazie a Uichipìdia”.

Il brano…e non è male, non è male…potrebbe essere uno shuffle delle loro parti, ditemi voi.

boscoriserva n° 24 del 17/7/19: 4+20

Questo è un blues che non è suonato in forma di blues.

Dopo Janis, mi tocca giocare un carico anche oggi, forse per compensare il presunto ritardo nell’ora di pubblicazione del boscoriserva, forse perché era da 24 giorni che questo pezzo lo tenevo lì, forse…perché, come diceva quel cantautore allegro con la erre moscia, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già.

Immorale, imcome imdice imquello, cambiate accordatura. Abbassate il Mi basso al Re, come Tom Morello in Killing in the Name Of  [nota: link sconsigliato agli lettascoltatori non accompagnati da persone spietate], cominciate a svincolare il movimento del pollice da quello delle altre dita, e magari fatevi dare due lezioni di fingerpicking.

Poi siete pronti per suonare questo pezzo. Se poi lo volete sentire, lo potrete fare in modo diverso a seconda dei vostri ingredienti. Ma questo proverò a spiegarlo in un prossimo articolo, se metto troppe cose tutte insieme (too much information, dicono i trans-atlantici).

La versione del brano è “come se fosse stato” a boscoriserva, e ha un misterioso prologo parlato che mi sono peritato di trascrivere e tradurre alla vostra grazia.

you know we think about that shit that guy was saying | sapete, se pensiamo alle cazzate che stava dicendo quel tipo
and we look at these fur coats and pretty guitars and fancy cars | e guardiamo queste pellicce, ‘ste chitarre carine e le belle auto
and say wow, man, what am I doing, you know | e diciamo “caspita, che cosa stiamo facendo…”, sai
so, when somebody gets up and freaks out like that, you know | allora: quando qualcuno si alza e sbrocca così
it kinda strikes a nerve and you end up right back in that old trap | ti picchia un po’ in testa, e ti ritrovi dritto nella solita trappola
and where that guy is at is in that same trap, and that’s getting mad about somethin’ | e dove sta quel tipo, è in quella trappola, che consiste nell’infuriarsi per qualcosa.

and then you know, nothing, you know,.. and I had some guys around to love me out of it | e poi, sai…niente…sai…io avevo degli amici che me ne hanno tirato fuori volendomi bene [ma

l’italiano rende meno]
and I was lucky. | e sono stato fortunato
We gotta just …let it all be… | noi dobbiamo solo…lasciar fluire le cose
‘cause it all will be how it’s gonna | ché tanto sarà come deve essere

Four and twenty years ago, I come into this life, | ventiquattro anni fa sono venuto in questa vita
The son of a woman and a man who lived in strife. | figlio di una donna e un uomo che vivevano nelle difficoltà
He was tired of being poor and he wasn’t into selling door to door |lui era stanco di essere povero, e fare il venditore porta a porta non era la cosa giusta per lui
And he worked like the devil to be more. | e lavorava come il diavolo per essere di più

A different kind of poverty now upsets me so. | ora c’è una diversa porvertà che mi fa arrabbiare
Night after sleepless night, I walk the floor and I want to know- why am I so alone? | una notte insonne dopo l’altra, mi aggiro sul pavimento e voglio sapere: perché sono così solo?
Where is my woman can I bring her home? Have I driven her away? Is she gone? | dove sta la mia donna….la posso portare a casa? L’ho fatta scappare? E’ andata via?

Morning comes to sunrise and I’m driven to my bed. | arriva il giorno, con l’alba, e vengo spinto a letto
I see that it is empty and there’s devils in my head. | vedo che è vuoto, e questo demonio mi sta in testa
I embrace the many colored beast. I grow weary of the torment, can there be no | abbraccio la bestia multicolore, mi stanco di questo tormento, è possibile che non ci sia pace?

peace?
And I find myself just wishing that my life would simply cease. | e mi trovo giusto a desiderare che la mia vita che la mia vita semplicemente cessi

boscoriserva n° 23 del 16/7/19: un cambio è andrà venire

I Canned Heat sono più famosi per due pezzi, che sono “Goin’ up the country” e “On the road again”, uno più rock e uno più blues. Per quanto pezzoni, sono anche diventati un po’ tormentoni per chi è aficionado.
Sono andato allora a pescare un terzo pezzo, che ci aiuta ad allungare la linea blues al terzo giorno della quarta settimana di boscoriserva.

Che dire, è una canzoncina standard per questo genere nato, come dice qualcuno a Napoli, e poi arrivato nel delta del Mississippi attraverso il Brasile (da “La vera storia del Blues” di Giancarlo da Miele, Casa editrice Mezzocannone, Pontecagnano, SA)

Il pezzo trascina, ti ricorda il cantante del Banco del Mutuo Soccorso, ma soprattutto ci colpisce come ennesima riprova del fatto che nel festival furono veramente e prevalentemente tre giorni di pace, amore e musica.

Quando mai, in un evento cultural-musicale con chi dice centomila, chi trecento, chi usa potenze del non numerabile persone e questioni di sicurezza inenarrabili, potreste altrimenti vedere uno spettatore che sale sul palco per farsi dare una sigaretta dal cantante?

Il testo, non del tutto comprensibile, ci ricorda una volta di più che siamo lontani da casa, che siamo a dei bivi o a dei quadrivi e, visto che non basta mai, che l’amicizia è importante.

Il grande tubo propone il brano completo con varie foto di scena, ma per vedere l’episodio della sigaretta bisogna andare al brano incompleto, che è riportato sotto in video.

Notevoli anche le linee di basso che a in uno degli assoli di chitarra scavalcano lo strumento principale. Grazie una volta di più ai fonici sfasati e ad Albert Hoffman per aver reso possibili queste testimonianze.

Canned Heat
I said I believe… | ho detto che credo
yeah ‘bout a change is gonna come | sì, che che stia per arrivare un cambiamento

I said I believe…
yeah people the change… will surely come | sì, gente, il cambiamento verrà senz’altro

We’ll all have good peace of mind | avremo tutti la serenità mentale
Lord, our freedom will surely surely come | Signore, la nostra libertà arriverà sicuramente

Yeah, I believe in the morning | credo che la mattina
I believe I go, oh, back home | credo che tornerò a casa

Well, I’ll said I believe I’m gonna get up in the morning | credo che mi alzerò la mattina
yeah, people I believe, I’m gonna go back home | e, gente, credo che andrò a casa

Well, now I gotta find my little mama | devo trovare la mia piccola ragazza
You know I gotta have have some riding (o magari writing?) to be done | e andremo a scrivere qualcosa (ma mi sa che dice riding)

Well I’m standing at the crossroads, my friend began to yell and shout | be’, sono qua in piedi all’incrocio, e un mio amico a cominciato a urlare
Well I’m standing at down the crossroads, Lord I’m trying to stand it all by myself | be’, sono quaggiù all’incrocio, e cerco di sopportare per conto mio

well. now.as long as I got myself a friend, Lord I can’t ask further | be, ora, sino a che ho un amico per me, Signore, non posso chiedere di più

[Guitar solo]

Well, when you’ve got yourself a good friend | quanto hai un buon amico
you are the luckiest man on earth | sei l’uomo più fortunato sulla terra

I said you got yourself a good friend |ho detto hai un buon amico
yeah now you know you’re the luckiest man on earth | e ora sai che sei l’uomo più fortunato sulla terra

‘couse you’ve got love in your heart | perché hai amore nel cuore
Lord that’s good… [….] | Signore, questo è bene…

[Guitar solo]

oh you gotta cool down | e vi dovete rilassare

Well, what you gonna do | Be’, che cosa farai
when your troubles sure do get like mine | quando i tuoi problemi diventeranno come i miei

I said what you’re gonna do babe | ho detto, che cosa farai, giovane
yeah when your troubles show you [….] | sì, quando i tuoi problemi ti mostreranno […]

Well, now you take youself a mouth full of sugar |be’, ti prendi una boccata di zucchero
you drink yourself a […] bottle turpentine | e ti bevi una bottiglia di acquaragia

Well I believe in the morning yeah
[….]

I said I believe in the big time | credo che il tempo
lord running muuuch too slow | stia andanto troooopo lentamente

Well, I gotta find my little rider | be’, mi devo trovare la mia piccola conduttrice
you know this time I’m goin’ back home | e stavolta

Well, I believe in this time on
Lord I won’t be back for long

Well, I believe in this time …
Lord people I won’t be back… go home

Well, now I got myself a grand of nothing | be’, ora mi ritrovo una gran pila di nulla
child don’t you know it’s shocking I’ve been told |e bimba non sai quanto sia scioccante, mi hanno detto

Yeah

You gotta kind of watch yourself up here…thank you man! | devi tipo stare attento quassù, grazie, amico

boscoriserva n° 22 del 15/7/19: I’sto andando casa

Prosegue la settimana dedicata al rock-blues. Meno pissichedelia e più dodici battute e scale pentatoniche minori.

Il boscoriserva di oggi rientra a pieno in quel filone che un mio parente definisce “gnaulìo” (miagolìo), forse superato sul podio solo da Babe, I’m gonna leave you dei Zed Leppelin.

Il brano parla, come tanti dei brani visti in queste settimane, della relazione tra la persona e la casa. “Sto andando a casa”. Come “motherless child” parla di sentirsi “lontano da casa”. E così via. Del resto, anche Franco Battiato, noto assessore alla cultura, cantava una volta del “centro di gravità permanente”, che poi era la “casa”….oikos…domus…home sweet home.

Ho ricercato il testo nella grande rete, ma la versione dal vivo è completamente diversa, dato che il compianto Alvin ci mise del suo e di quello degli altri, nel senso che fa citazioni di vari classiconi rock (Blue Suede Shoes, Going to New Orleans e altre ciancicature).

Per i liutai: se mi sapete dire che corde usava, le voglio: per resistere 10 minuti al quel genere di sollecitazione, magari non sono le migliori, ma non devono essere male.

La scena finale col grande cocomero, dopo un’esibizione montata con una camera “sdoppiata” e una in mezzo, ci ricorda che boscoriserva è stato fondamentalmente una grande festa in un grande campo di una grande fattoria, in cui il più sconvolto era il direttore della fotografia.

Questa è ‘na roba che s’antitola “I’sto andando casa…in elicottero” e poi -chevvelodicoaffare- era inglese pure lui.

boscoriserva n° 20 del 14/7/19: roccia e anima musica

Contry Joe (che da noi sarebbe Beppe il Campagnolo) ha una caratteristica unica per me. E’ l’unico artista rock di fama, non come i Pooh o i Queen o i Rolling Stones, ma comunque che è stato a boscoriserva, di cui possegga un brano registrato su cassetta, dalla radio, e che a tuttoggi non si ritrova sul grande tubo. Avevo controllato cinque-sei anni fa, e non c’era, e ho riguardato stamattina, e non c’è.

Il brano s’antitola “Come to the Reunion” e il ritornello dice qualcosa tipo “Come to the reunion with no regret – what you remember is what you get”. Potrebbe essere un pezzo di Santana. Se ritrovo la cassetta magari la digitalizzo e ve lo faccio sentire (a meno che, più prosaicamente, qualcuno non lo ritrovi su supporti digitali già pronti). Ma valutate voi se metterlo o meno sul grande tubo. A me quel pezzo gira in testa, e va bene così.

Altrimenti, Country Joe McDonald, con il suo gruppo The Fish, ci sta bene per un venerdì. Si era aperta la settimana con un brano che ha molto soul e molto rock, intramezzata da un pezzo slow rock con molto soul, e si va a chiudere con un pezzo che si intitola “Roccia e anima musica”. Qualcuno direbbe che stavolta sono riuscito a tenere una linea. E da lunedì mi pare passato un mese, tra pranzi sardi, bassi livornesi, radio milanesi e passeggiate grossetane.

Essendo il brano molto corto, anche perché doveva servire come prologo all’esibizione vera e propria, ho pensato di abbinarlo a un altro brano molto corto, dove Beppe il Campagnolo canta da solo e ci ricorda che boscoriserva aveva anche una componente antimilitarista, la cui proporzione rispetto alle altre (tipo: ci si va a divertire tre giorni in campagna) sto soppesando con delicatezza.

La sostenibile delicatezza del soppesare. Forza Milan (Kundera)!

good afternoon ladies and gentl’men | buon pomeriggio signore e signori
we’re certainly delighted to be here today | ci fa senz’altro piacere essere qua oggi
we’d like to start off our portion of show | vorremmo iniziare la nostra parte dello spettacolo
with a li’l taste of something we call | con un assaggino di quello che noi chiamiamo
rock and soul music | musica rock e soul
oh, your love is like a rainbow x4 | il tuo amore è come un arcobaleno
falling all around my shoulders x2 | che casca tutto attorno alle mie spalle

……………………………..

Well, come on all of you, big strong men, | ovvia, tutti voi grossi omaccioni
Uncle Sam needs your help again. | lo zio Sam ha bisogno del vostro aiuto un’altra volta
Yeah, he’s got himself in a terrible jam | e si è messo in un gran pasticcio
Way down yonder in Vietnam | laggiù, lontano, nel Vietnam
So put down your books and pick up a gun, | per cui mettete giù i libri e raccattate un fucile
Gonna have a whole lotta fun. | che ci si va a divertire un sacco

And it’s one, two, three, | un, due, tre
What are we fighting for ? | per che cosa stiamo combattendo?
Don’t ask me, I don’t give a damn, | non chiederlo a me – non me ne frega niente
Next stop is Vietnam; | la prossima fermata è il Vietnam
And it’s five, six, seven, | cinque, sei, sette
Open up the pearly gates, | aprite i cancelli del paradiso
Well there ain’t no time to wonder why, | e non c’è tempo per ragionare sul perché
Whoopee! we’re all gonna die. | evvai, moriremo tutti

Well, come on generals, let’s move fast; | forza generali, sbrighiamoci
Your big chance has come at last. | è arrivata la vostra grande opportunità
Now you can go out and get those reds | ora potete andare là e beccare quei rossi
‘Cause the only good commie is the one that’s dead | perché l’unico comunista buono è quello stecchito
And you know that peace can only be won | e voi sapete che la pace potrà essere vinta
When we’ve blown ‘em all to kingdom come. | solo quando li avremo spediti tutti nel regno che verrà

And it’s one, two, three, |
What are we fighting for ?
Don’t ask me, I don’t give a damn,
Next stop is Vietnam.
And it’s five, six, seven,
Open up the pearly gates,
Well there ain’t no time to wonder why
Whoopee! we’re all gonna die.

Yeah, come on Wall Street, don’t be slow, | dai, Wall Street, non essere lenta
Why man, this is war à go-go | perché, amico, questa è guerra à go go
There’s plenty good money to be made | c’è da fare un sacco di soldi
By supplying the Army with the tools of its trade, | fornendo all’esercito i ferri del mestiere
Just hope and pray that if they drop the bomb, | basta giusto sperare che se lanciano la bomba [atomica ndt]
They drop it on the Viet Cong. | la lancino sui Viet Cong

And it’s one, two, three,
What are we fighting for ?
Don’t ask me, I don’t give a damn,
Next stop is Vietnam;
And it’s five, six, seven,
Open up the pearly gates,
Well there ain’t no time to wonder why
Whoopee! we’re all gonna die.

Come on mothers throughout the land, | andiamo, madri in tutto il paese
Pack your boys off to Vietnam. | impacchettate i vostri ragazzi per il Viet Nam
Come on fathers, and don’t hesitate | forza padri, e non esitate
To send your sons off before it’s too late. | a mandare i vostri figli prima che sia troppo tardi
You can be the first ones in your block | potrete essere i primi nel vostro isolat
To have your boy come home in a box. |ad avere il vostro ragazzo che torna in una scatola

And it’s one, two, three
What are we fighting for ?
Don’t ask me, I don’t give a damn,
Next stop is Vietnam.
And it’s five, six, seven,
Open up the pearly gates,
Well there ain’t no time to wonder why,
Whoopee! we’re all gonna die.