Tre racconti brevi ispirati da pibinko

Scritti da A. Annonymous, derivati da una mattinata piovosa passata a ragionare di terra, cose digitali, musica applicata e reminiscenze varie dal 1997 al novembre 2025

C’è un cinese in te (forse più d’uno)

Ti ho conosciuto che facevi l’ingegnere ambientale.

Giacca tecnica, biglietto da visita, inglese fluente e smart working con gli americani.

Sembravi uno di quei personaggi che nei film muoiono al minuto sette, travolti da un algoritmo.

Poi ti ho rivisto.

Mi hai mostrato un tuo film: La vendetta del Chihuahua.

Surreale.

Un western zen con cani parlanti e sottotitoli in esperanto.

Mi hai detto che eri stufo della luce.

Ora mappi il buio.

Con strumenti ad hoc, ovviamente.

Da ingegnere.

Vuoi mappare tutta l’Italia e trasformare le città in orti.

Hai detto “orti sinfonici”, ma forse era un refuso.

Mi mostravi foto di concerti.

Non suonavi.

Ora suoni.

In una band di scappati di casa.

Come la tua testa.

Il vostro primo album si chiama Nel buio dipinto di blu.

Pensavo fossi un intellettuale 2.0, uno di quelli che disdegnano lo sport.

Mi sbagliavo.

Hai reintrodotto la palla a mano nei paesini della Maremma.

E a San Francisco.

Hai fondato un campionato intercontinentale con regole che cambiano ogni martedì.

Coltivi olivi.

Affitti appartamenti.

Vendi prodotti locali con etichette scritte a mano.

Hai appena fondato una “non università”.

Insegni tutto tranne quello che serve.

E nel tempo libero fai traduzioni sottopagate.

E non ultimo, insegni a ChatGPT come tradurre meglio.

(Lo stai facendo anche adesso, vero?)

Ma non sei mai stanco?

Hai l’energia di un call center con l’ansia da prestazione.

Ora lo so.

C’è un cinese in te.

Anzi, più d’uno.

E stanno lavorando a turni.

Inadeguato (elogio dell’equivoco)

Chi ti incontra per la prima volta non sa bene cosa pensare.

Dice: “Che tipo strano.”

Poi corregge: “No, non strano. Inadeguato.”

Come se la stranezza fosse una colpa e l’inadeguatezza una diagnosi.

Difficile capire cosa ti passa per la testa.

Anzi, è impossibile.

Ci sono idee, intuizioni, progetti, e un piccolo zoo di metafore in libertà.

Fai scelte che sembrano assurde.

Anzi, inadeguate.

Passi ore in iniziative che nessuno capisce.

Combatti contro mulini a vento, ma con la convinzione di chi ha letto il manuale tecnico dell’eolico.

Fai video che nessuno guarda.

Ma li fai con una cura che commuove.

Come chi apparecchia per un ospite immaginario.

Chi ti conosce, però, capisce.

E ti trova geniale.

Geniale come un orologio rotto che segna l’ora giusta solo quando serve.

Io mi sono autoeletto tuo mentore.

Con l’ambizione di aiutarti a scremare le idee, a focalizzare le energie.

Ho fallito.

Tu sei troppo vasto.

Io troppo lineare.

Alla fine, ho capito.

Sono io l’inadeguato.

Tu sei solo fuori scala.

Alle porte del Paradiso

La band si è schiantata in un incidente.

Tutti morti, ma con dignità.

Ora sono in fila davanti al portone del Paradiso, che sembra l’ingresso di un vecchio cinema chiuso per ristrutturazione.

San Pietro, con l’aria di chi ha visto troppe repliche della stessa commedia, chiama il primo: un contadino con le mani grosse e l’accento di chi ha zappato anche i sogni.

— Dove pensi di andare?

— In Paradiso, ovviamente. Ho lavorato tutta la vita.

— Hai bestemmiato?

— Solo quando pioveva.

— Quindi sempre. Facciamo due mesi in Purgatorio, poi vediamo.

Tocca allo straniero. Ha un sorriso largo e un dizionario in tasca.

— E tu?

— Per me l’Italia era già un Paradiso.

— Quindi?

— Mi va bene restare. Basta che non mi rimandiate indietro.

Infine Andrea, sguardo corto.

— E tu dove vuoi andare?

— Dove si suona.

— Anche all’Inferno?

— Se la chitarra non si brucia, sì.

— Sei serio?

— Posso anche organizzare un torneo di palla a mano.

San Pietro sospira. Poi annota qualcosa su un taccuino:

“Nuova categoria: musicisti. Destinazione incerta. Tendono a trasformare ogni luogo in un backstage.”

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Per altre impressioni sulle situazioni con pibinko: https://www.pibinko.org/chi-sono/dicono-di-noi/