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Con Bob e Mariano a S. Maria alla Scala per la candidatura di Siena a capitale della cultura

Sintesi estrema di questa storia, se non avete tempo: Mariano di Scalvaia (al centro nella foto di testa) 1 – Ecosistema Culturale Nazionale 0.

Altrimenti, proseguite, sulle note dei Seguridad Social

Nel 2014 varie città italiane concorrevano per definire quale sarebbe stata la candidata a capitale europea della cultura 2019. Fu poi Matera…ma nel 2014 ancora non si sapeva, e tutte le partecipanti si davano da fare per essere le più belle, le più intellettualmente attive ecc ecc.

Nel frattempo all’epoca eravamo in pista con l’associazione Attivarti.org (ora in coma farmacologico dati gli sviluppi sulla normativa del terzo settore): stavamo organizzando la trasferta di palla a 21 a Milano e altre cose ganze. In parallelo, con la BuioMetria Partecipativa avevo da un anno il ruolo di referente per l’Italia in un progetto europeo del programma COST (cooperazione scientifica) ecc. ecc.. diciamo che sul piano culturale e scientifico, stavamo facendo il nostro, avevamo dei riconoscimenti reali, e qualche lira.

La questione della capitale della cultura mi interessava come potenziale spazio in cui proporre le nostre storie. Seguendo via via le questioni nel senese, venni a sapere che organizzavano una serie di incontri per contribuire a mettere a filo il dossier della candidatura di Siena. Uno di questi incontri aveva un titolo che dal 2020 per diverso tempo diventerà difficile usare: “Infective Roads“…la cosa era forse riferita al fatto che la cultura si può diffondere attraverso vie di comunicazione e quindi fare bene…. comunque. Rispondendo all’invito, mandai questa mail:

L’incontro sarebbe stato il pomeriggio di lunedì 5 maggio, in una delle sale del complesso museale di S. Maria alla Scala, il vecchio ospedale, dirimpetto al Duomo di Siena.

Mi metto in marcia da Torniella. Dopo un quarto d’oretta arrivo a Monticiano, e nella piazza principale vedo Roberto, detto Mariano, detto Sandokan, di Scalvaia, che aspettava. Mariano era uno dei coprotagonisti dei telefilm sulla palla a 21 che giravamo dal 2007. Era anche uno dei principali barzellettieri della Val di Farma (a Scalvaia organizzavano proprio a maggio la sagra della barzelletta con pranzo e a seguire sfida di barzelle fra Mariano come “resident” contro il resto del mondo, a partire da una parente di Roccastrada).

Roberto Gelli (R.I.P.), detto Mariano, detto Sandokan, nel 2007, dopo il pranzo di finanziamento della missione della palla 21 a Chicago.

Comunque: essendo Mariano senza auto, ma con la necessità in quel periodo di recarsi nel capoluogo comunale per alcune pratiche, prendeva l’autobus della mattina per Siena. Poi sbrigava le sue pratiche, magari in mezz’ora, e dopo, essendo senza auto, a 7 km da casa e non in grandissima forma fisica, aspettava. O un passaggio di qualche conoscente (cosa non improbabile data la logistica delle valli Farma/Merse), o alla peggio l’autobus che ritornava in giù, ma dopo diverse ore.

Accosto. “Ciao Mariano, come stai?”. “Oh Andrea, ciao…che bbevi?”. …[OMISSIS]. Dopo un paio di [OMISSIS] Mariano mi chiede se gli posso dare un passaggio a Scalvaia. Gli dico volentieri, ma in effetti sto andando a Siena a una riunione ecc ecc.

Poi, saranno stati gli [OMISSIS] o uno dei momenti di linearità che si manifestano via via nelle storie della rete pibinko.org, ma faccio a Mariano una proposta. Gli spiego meglio del convegno e gli chiedo se è interessato a venire anche lui. Un’occasione per far due passi a Siena (comunque mi interessava che venisse al convegno).

Mariano non ci pensa due volte. Poi aggiunge “…ma Bob viene?”. Dico io non lo so, ma sentiamolo. Chiamo Bob. Bob era in effetti di rientro dal lavoro da uno dei suoi clienti (un personaggione con titoli nobiliari di cui avremo modo di riparlare) che vive a 2 km in linea d’aria da S. Maria alla Scala. Comunque ci dice che sarebbe venuto volentieri anche lui e di aspettarlo a Monticiano, in modo da fare una macchina sola. Nell’attesa dell’arrivo di Bob, per scrupolo, scrivo una mail alla segreteria del convegno:

Bob arriva a Monticiano. “Ciao ragazzi, come va?”. “Che bbevi?”. [OMISSIS]. Si parte per il convegno a bordo della Lancia Y di ordinanza. Io vestito più o meno da ingegnere, Bob coi calcinacci del cantiere, e Mariano vestito da Mariano.

La risposta alla mail mi arrivò mentre eravamo probabilmente in viaggio:

[STACCO SU PIAZZA S. MARIA ALLA SCALA, DAVANTI ALL’INGRESSO DEL COMPLESSO MUSEALE]

Bob e Mariano, davanti alla prospettiva di dover stare due ore in un ambiente dove non si può fumare, consumano quattro o cinque sigarette di fila in 5 minuti.

Entriamo, ci fanno passare per il convegno. Scendiamo varie scale. Ambiente molto suggestivo tra mura medioevali e arredi ultramoderni. Arriviamo alla sala del convegno. Circa 150 partecipanti.

Come molti eventi di questo tipo, la scaletta prevede alcuni relatori “keynote” che diano un po’ il La. Poi, se le cose sono fatte bene, esiste un criterio per proporsi per intervenire. Se no si aprono scenari di marasma comunicativo. In questo caso le cose erano fatte bene, per cui mi iscrivo per parlare e torno al mio posto. Con Bob e Mariano ci eravamo strategicamente seduti in ultima fila, in modo che loro potessero uscire per fumare.

La teoria di presentazioni si snoda fra cose più o meno interessanti e/o innovative. Mariano, che era piuttosto debole, ogni tanto si inclinava da un lato, quasi appisolandosi. Bob lo riprendeva bonariamente: “via, Roberto… “.

A un certo punto viene il mio turno, e ho i miei 5 minuti di visibilità nell’ecosistema culturale della capitale mondiale del pan pepato, del Monte dei Paschi e della Mens Sana (basket). Fra le altre cose, in riferimento a uno dei temi, che era il tenere eventi durante l’anno della cultura anche fuori Siena, ricordo di aver chiesto a quanti chilometri dalle mura prevedevano di arrivare. Non in tono polemico, ma proprio per il fatto che avevamo già fatto cose in terra senese, ma non vicino alla città, e negli anni avevano registrato una certa difficoltà a entrare in relazione con stakeholder a nord del fiume Merse, al di là di qualche scambio occasionale.

Comunque. Finisco di parlare, moderati applausi di rito, e torno al posto. Riprendono altri interventi. Mariano continua a non essere sempre vigile, non aiutato dall’atmosfera ovattata e dalle luci soffuse.

A un certo punto, va a parlare un signore vestito di nero, un po’ alla Steve Jobs, e dice “Sapete, io ho visto da poco un documentario sul Tibet. Lì facevano vedere che usano le capre per tenere puliti i giardini. Questa è una pratica interessante, di cui ci potrebbe tenere conto nell’anno della cultura a Siena, per diffonderla in vari posti ecc ecc.”. Mentre questo signore spiegava la proposta, Mariano era in uno dei momenti di veglia. appena sente dire della cosa della capra, sbotta (a voce alta, dall’ultima fila…150 persone presenti): “Eh, l’hai fatta te la scoperta! Ché, ‘un si sapeva!”. Poi si zittisce. Io e Bob lo guardiamo con un misto di sorpresa e riflessione.

Dopo un po’ decidiamo di partire: non in ritirata strategica, ma perché effettivamente abbiamo detto quello che dovevamo dire, sentito quello che dovevamo sentire, e perché non ha troppo senso far stare persone abituate a stare fuori in ambienti chiusi per troppo tempo.

Questo episodio di Mariano che risponde, magari in modo non garbato, ma “de core” all’intellettuale alla Steve Jobs che pensa di avere scoperto una pratica originale. Nel tempo è entrato nella top ten delle lezioni di relazione fra centri di conoscenza urbani e zone rurali.

Per informazioni e booking: micalosapevo@pibinko.org.

La foto di testa è di Pio Spinosi