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FC: Bene, riprendiamo dal palco la diretta di #221. Siamo in compagnia di Andrea Giacomelli, che è l’ideatore e l’organizzatore del Jug Film Festival, che in questo momento ha trovato, diciamo, la sua stabilità in giro un po’ per la Maremma. Intanto, come funziona, come arriva l’idea? La troviamo accompagnato da due personalità, se le vogliamo presentare. Innanzitutto,
PIB: buonasera e grazie per l’invito. Qui abbiamo, alla mia destra Mauro il Tirannosauro, che collabora con noi dal ’99. Mauro il Tirannosauro.
FC: E vi rappresenta, perché?
PIB: Sì, sì, no, partecipa alle alcune produzioni, canta, abbiamo fatto dei video con la Jug Band, con le colline metallifere. È un collaboratore a tutti gli effetti.
FC: Poi spiegheremo per coloro che non lo sapessero perché il nome del festival, cioè il festival, a chi e a cosa deve il suo nome.
PIB: Ce la faremo. E l’altro collega che abbiamo oggi non è solo, non sono i soli, ce ne sono altri due, oltre a quelli umani, è Jefferson. Jefferson è un emù, viene dall’Inghilterra. E ha un cugino brasiliano chiamato Guimares, che essendo brasiliano, visto che questo è punk per il viola inglese, l’altro invece ha il pelo, diciamo, abbastanza. Ah, ok, quindi insomma, c’è questa storia. Hanno iniziato a collaborare da poco. Ci conoscevamo dagli anni ’70, ci siamo ritrovati su Facebook, LinkedIn.
FC: Bene, questi personaggi ci servono per introdurre il festival cinematografico. A che cosa deve, appunto, il nome? Alla band?
PIB: Ok, allora Jug è una parola inglese, cioè, noi la usiamo nell’accezione inglese, Jug vuol dire letteralmente brocca o boccione, e quando siamo partiti con la Jug Band dalle colline metallifere, le Jug Band negli anni ’20 erano quando i primi neri salivano dalle piantagioni, volevano fare dischi, dicevano “Io c’ho una chitarra, io c’ho un bidone” e poi c’ho, e poi c’ho non c’ho il basso, uso un boccione, ci soffio dentro e più o meno faccio un basso.
La canzone in The Summertime di Mungo Jerry, no? Il basso è fatto con un, se vedete il video, è fatto così. Quindi rappresenta un gruppo povero, come oggi sono le sagre del cinghiale, del piatto povero e quindi il Jug Film Festival, il festival povero ma, diciamo, con molto cuore, si può dire, per le Colline Metallifere.
FC: Ecco, voi però, Andrea, lei ha una band che è stata anche qui, appunto, e ne fa e ne fa parte. La rivedremo, eh, la riavremo ospite nel 2026. Io, io lo posso riannunciare. Eh, però appunto, dicevamo, parliamo del festival. Certo, certo. Come nasce? Come nasce non c’è un vincitore e quindi non si può decretare un vincitore, ma c’è la volontà, sicuramente, di parlare di quelli che sono i mezzi contemporanei di oggi.
PIB: Sì, sì, e anche un po’ i mézzi, perché ogni tanto qualche merenda si fa, ma volevo allora, il festival nasce mettendo insieme varie materie che trattiamo: fotografia, musica, pittura e cinema. Ed era un po’ che non si faceva un po’ di rassegna, abbiamo detto “Che si fa domenica 8 novembre?” e facciamo un festival itinerante e diffuso da Follonica a Tatti, Grosseto, perché esistono altre due Tatti in Toscana, anche se non tutti lo sanno, e che sono normalmente 33 km di strada, ne abbiamo fatti 150, perché per fare il festival ormai con tutte le cose delle ritrovate, il più PNNR è una cosa non può non essere itinerante, com’era diffusa, inclusiva, se e anche un po’ rigenerativa.
E quindi per fare questo abbiamo messo in fila tutti i nostri amici e buona parte collaboratori, da Pian d’Alma, Loriano Bartoli, la Fattoria Agricola, dal Bozzone, Fosco Barberini, da Vetulonia, con cui si gioca a palla, a Sticciano Scalo, Massimo Meacci, detto il Meo al bar sport frequentato per la Via delle Città Etrusche e così via dicendo, e in ogni punto abbiamo o fatto vedere uno dei nostri cortometraggi, questo per esempio sono io a Badia Isola, di Monteriggioni.
Oppure proponendo delle cose, oppure facendo dei casting, no? Perché ci saranno la base di prossime produzioni. Quindi, più che diffuso, forse potrebbe sembrare confuso dall’esterno, ma in realtà è una modalità di lavoro che nel tempo ci fanno i preventivi tecnici, ci danno gli incarichi,
FC: quindi si vede che tanta confusione poi alla fine, sì. Poi alla fine piace.
PIB: Tutto questo mondo deterministico e, come si dice, insomma, noi siamo così.
FC: Beh, abbiamo visto qualche spezzone di film, che cosa, che cosa vi è arrivato, come come scegliete questi film?
PIB: Allora, questi che sono, che abbiamo usato in questa prima edizione, sono sostanzialmente documentari, interviste, o il numero uno, che è la vendetta del Chihuahua Killer degli Zombie, che Siamo qui da Jefferson, gentilmente, mi mente, mi 20? Sì, sì, scusate, abbiamo provato mesi e mesi questa scena.
E qua c’è il Chihuahua a pelo lungo, molti lo confondevano con un volpino, questa cosa negli anni ancora non è risolta. Comunque, quindi, questo era il capolavoro, no? Il totale, già proiettato agli Industri nel 2008 per il Free Image Film Festival, a Grosseto. Quindi non era una prima visione sul territorio, però nessuno se lo ricordava e quindi va bene.
FC: Però nei vostri eventi poi ci sono anche delle chiacchierate culturali, in cui, diciamo così, nasce anche un certo rapporto con il pubblico che viene a vedervi. E so che siete molto gettonati.
PIB: In Che senso, gettonati?
FC: Eh, no, nel senso che fate anche pubblico, raccogliete, siete seguiti.
PIB: No, diciamo che tutte queste cose nascono nel 2005-2006, come ingegnere ambientale, dottore di ricerca, però ho cliccato troppi tasti sul computer e quindi questo lo faccio per compensare questi tasti pigiati dall’età dei 14 anni. Quindi ora fino a che buio posso fare attività ricreative, culturali, tanto avrò sempre passato più tempo al computer che non a fare i festival e la cosa curiosa mi viene in mente, con sempre le debite proporzioni, Carlo Emilio Gadda. Che cosa, che titolo aveva? Era ingegnere, e ha scritto quel pasticciaccio brutto di Via Merulana, no? Quindi non è pubblico.
Questa divisione di discipline, te sei curatore, lei fa il vino, è una cosa che è molto derivata, secondo me, da una impostazione anglosassone. “Io faccio questo”, gli italiani una volta facevano, no? C’era il minatore-pittore, il pastore-muratore, e quindi, in realtà, non stiamo facendo granché di nuovo, solo che il livello medio del pubblico e delle persone si è scordato. Proviamo a ricreare, a raccogliere delle cose, è già tutto lì. È già tutto lì.
Per questo volevo aggiungere, al di là, cioè il Festival non è una comparsata, fa parte di un programma, abbiamo fatto 300 eventi, no, in 18 anni e in particolare sull’anno prossimo, oltre a tornare volentieri con la Jug Band a TV9, lanceremo.
Fammi mi devo, Mauro mi scuserà, non ero preparato? Ah, no, ero preparato. Faremo una pratica con questo festival d’inverno in Val di Farma, che è un festival, sì, quindi una cosa a cavallo delle due province, non si sa chi chiedere il patrocinio. Chiederemo, boh, ai pesci del torrente. E no, questo è l’apertura di un anno non-accademico per un corso di livello universitario, non formale, in cui, quindi, i professori saranno Claudio Spinosi, detto Bob, il Terni da muratore, che ti spiega come berciare con la palla, piuttosto che altre materie tra buio e la musica, tutte quelle che conoscete e a giugno faremo gli esami.
FC: Bene, allora, io ringrazio Andrea Giacomelli per averci raccontato del Jug Film Festival. Ah, quindi mi sembra di capire il prossimo appuntamento sia il 12 dicembre?
PIB: No, il prossimo, il prossimo è venerdì 21 a Cecina, c’è la festa dell’albero e farò un intervento con, con i due personaggi, ok, e gli strumenti, no, no. Chiudiamola qui. Comunque, Cecina 21 novembre, la mattina.
FC: Grazie. Grazie ad Andrea. Io a questo punto raggiungo nel nostro corner Dominga Tammone….
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