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branobag 11/2/19: per andare a pranzo con più appetito

Conobbi la Hungry March Band (HMB) nell’estate del 2005 durante una loro tournée sarda, e durante la mia partecipazione all’undicesimo workshop INSPIRE, nella coincidenza di trovarsi tutti insieme ad Alghero. Per l’occasione avevo con me una presentazione dal titolo Relationships between European and non-European Spatial Data Infrastructures in Europe: a perspective from the private environmental sector,

e ricordo che Renato Soru, allora governatore della Sardegna, commento’ il recente lancio di Google Earth proponendo di sviluppare una versione sarda dello stesso tipo di applicazione (cosa che poi accadde, grazie a miei ex colleghi del CRS4, con Sardegna 3D). Ma torniamo alla musica

Ad Alghero si esibivano al Poco Loco, e invitai alcuni partecipanti alla Conferenza INSPIRE che si teneva in quei giorni a sentire, e furono contenti (tipo che il direttore del servizio geologico del Belgio che si ritrovò a battere i pugni sul tavolo per tenere il ritmo sui pezzi).

Scoprii da un bigliettino colorato che loro si esibivano al Poco Loco. In assenza di un programma sociale della conferenza, e conoscendo piuttosto bene la citta’, mi ero peritato di proporre ai convegnisti un po’ di animazione serale, e gia’ da un paio di giorni avevo consigliato ristoranti, calette per fare il. bagno e altre amenita’. A quel punto invitai alcuni partecipanti a sentire il concerto, e furono contenti (tipo che il direttore del servizio geologico del Belgio che si ritrovò a battere i pugni sul tavolo per tenere il ritmo sui pezzi).

Poi ritrovai la HMB a Cagliari. Li’ suonarono sia in Piazza Yenne che in una sorta di processione pagana da un bar del Poetto all’altro. A ogni “stazione” suonavano tre o quattro pezzi e poi proseguivano, e dopo ogni fermata, più persone lasciavano i bar e si aggregavano alla banda, tipo pifferaio magico, solo che loro erano una quindicina a condurre la comitiva, come si vede dalla foto sopra il titolo.

Si arrivò all’ultimo bar, dove prima di loro si esibiva una cover band…bravi…fecero anche Nobody’s Wife di Anouk, ma quando poi presero il palco loro, si cambiò musica, in tutti i sensi. Tipo così:

E’ un paio di anni che non ci si sente, ma ascoltare i Nirvana arrangiati per fiati con accompagnamento di majorettes sudate che potrebbero comparire in Moulin Rouge di Baz Luhrmann, oppure nel Trittico delle Delizie di Hyeronimus Bosch è stata un’altra esperienza formativa.

Nell’edizione 2012 di questo branobag, di loro proposi “The band that ate the world“, che e’ sempre valido, ma ora min da’ problemi di visualizzazione (si vede un po’ piccolo rispetto al quadro del video. Allora sono andato a pescare anche questo del 2017, da cui si vede che sono sempre in gran forma e continuano a coinvolgere il pubblico: https://www.youtube.com/watch?v=KGIUbEtkhuk

[aggiunti vari dettagli nel 2019]