Archivi categoria: branobag

branobag del 20/6/19: Giornate, Festival, e tutto il resto del tempo – Feste di Piazza

prima edizione 25/10/2012

[il brano bag di ieri, era piaciuto un sacco a Teresa da Gavorrano (che ha commentato con un “wow” detto con accento vèneto), e a Guido di Livorno (che ha detto che gli sono piaciute le facce dei musicisti)…vi dicevo che era il miglior pezzo del 2012!]

Nella scorsa decina di anni chi ha avuto occhio per intendere potrebbe aver notato una graduale deriva (un’altra…yet another, una màs).

La deriva è quella della diluizione della celebrazione.

I romani dicevano “semel in anno insanire licet”…una volta all’anno, no due, si poteva fare qualcosa di molto diverso, che non c’entrava niente con il resto. E poi lo chiamarono carnevale.

Non ho avuto modo per ora di fare una rassegna esaustiva della percentuale di tempo dedicato a celebrazioni dai vari popoli (anche se ho sentito parlare bene del Nordeste brasiliano), mentre ho avuto più modo di fare caso all’andamento di fenomeni quali le giornate nazionali e i festival.

Non vale cercare su internet tramite noti motori di ricerca: se fate l’esercizio per un mese di tenere l’occhio alle “giornate nazionali” e ai “festival”, vedrete che ce ne sono un sacco. Non quante le sagre nel centro Italia d’estate, ma parecchie.

La giornata nazionale dell’aquilone, quella della distrofia muscolare, quella della pace, quella della non belligerazna, quella del sorrito, addirittura quella dell’inquinamento luminoso!

Ma se andate poi a vedere l’effettivo carattere di “nazionalità” di una giornata nazionale ? Ci sono tante, tantissime iniziative degne e importanti, e poi ci sono diverse giornate che sono nazionali nella testa di chi le concepisce, ma poi nella portata reale sono feste da oratorio che poi magari piove, si deve annullare la partita, e si ripiega sul biliardino.

I festival, poi hanno avuto una vera e propria escalation negli ultimi 2-3 anni. Una volta c’era Sanremo e Castrocaro. Poco fa ho sentito alla radio che a Genova si inaugura il festival dell’immaginazione. Io sapevo che c’era il festival della scienza.
Perplesso dalla sovrapposizione di due eventi di questo tipo, sono andato a controllare (grazie, Tim Berners-Lee!) e ho visto che in effetti c’è solo il festival della scienza, che però viene presentato da alcuni lanci di stampa come “festival dell’immaginazione” nel titolo.

Morale: se oltre alla proliferazione dei festival reali ci si aggiunge anche la confusione mediatica, siamo a posto! Se l’idea di una giornata nazionale o di un festival è quella di creare attenzione su un problema, o su un’opportunità, o su una risorsa dimenticata…se ce n’è quattro all’anno, si capisce cosa è “importante”. Se ce n’è uno alla settimana, almeno, il rapporto segnale/rumore, come lo chiamano gli ingegneri elettronici o quelli ambientali che hanno sentito usare questa espressione, diminuisce…ed è più facile perdere il valore di un messaggio o di un’iniziativa.
Nessuno si sarà fatto male se ciò accade, ma magari è un’altra occasione persa per cambiare un pezzettino di qualcosa (o te che ti guardi allo specchio la mattina).

Chi non ci avrà mai rimesso, sono quelli che curano il catering e i servizi (e buon per loro, non dico di non farlo!), ma insomma: prima di organizzare una giornata nazionale, pensateci bene! E prima di organizzare un festival, badate di aver organizzato almeno qualche giornata nazionale!

Parlando di feste, questo bel pezzone di Edoardo Bennato “quando era Edoardo Bennato” ci spiega varie cose. Musicalmente, più che una canzone, è una nenia, ma si lascia ascoltare. Se ci levi l’assolone finale potrebbe anche funzionare come ninna nanna.

Feste di piazza
Le carte colorate
Gli sguardi sempre ben disposti
A dolci ed aranciate

I capi in testa
Con i distintivi sfavillanti
Si sbracciano come dannati
Solo per sentirsi piu’ importanti

Sale sul palco
Il numero 24 dalla lista
Che per far pressa sulla folla
Continua a ripetere
E’ ora di finirla adesso basta!

Tutti d’accordo
E si puo’ andare avanti
E come previsto dal programma
Arrivano i cantanti

Adesso e’ il turno
Di quello un po’ introverso
Che mentre si esibisce stancamente
Pensa che e’ solo tempo perso

E tutto a un tratto
Arriva l’attrazione
La gente applaude nervosamente
Per mascherare un po’ di delusione

Tutto e’ finito
Si smonta il palco in fretta
Perche’ anche l’ultimo degli addetti ai lavori
Ci ha a casa qualcuno che l’aspetta

Restano sparsi
Disordinatamente
I vuoti a perdere mentali
Abbandonati dalla gente
Dalla gente
Abbandonati dalla gente

Brano bag del 19/6/19: il mito della “reinmusicazione”

[originale del 24/10/2012]

I Dexy’s Midnight Runners sono un gruppo irlandese, non famoso come i Pogues, ma riconoscibile nella combinazione di fiati, fisarmonica e uso non troppo smodato di urletti.

Se conoscete i Dexy’s Midnight Runners è probabilmente perché avete ballato almeno una volta sui tavoli il loro principale successo, dal titolo “Come on, Eileen” (trad: “Eileen, e ddatte ‘na mossa”)

Da qualche mese si sentivo spesso alla radio una canzoncina che mi ricordava nemmeno troppo alla lontana questo gruppo e continuavo a dirmi: vedi, ci sono gruppi che sono la “reinmusicazione” (analoga alla reincarnazione) di altri gruppi. Suonano come se fossero quelli, ma venti anni dopo, all’eta che aveva quell’altro gruppo quando suonava. Nota bene: per “suonare allo stesso modo” non intendo necessariamente cover e suoni copiati…vedi ad esempio Janis Joplin e Björk.

Ieri poi, tra un milk shake scambiato per sbaglio (ma buono! e poi restituito) e una barista sotto pressione ma infine probabilmente simpatica, passava il video di questo nuovo brano che assomiglia ai Dexy’s Midnight Runners. E’ un video un po’ surreale, anche migliorabile tecnicamente e per me un po’ didascalico, ma infine mi ha fatto decidere di voler cercare una performance di questo gruppo. Se già dalla radio mi parevano “tanta roba”, avendoli visti, sono convinto (“I’m a believer”).

Of Monsters and men

Lyrics to Little Talks :
Hey! Hey! Hey!

I don’t like walking around this old and empty house.
So hold my hand, I’ll walk with you my dear

The stairs creak as I sleep,
it’s keeping me awake
It’s the house telling you to close your eyes

Some days I can’t even dress myself.
It’s killing me to see you this way.

‘Cause though the truth may vary
this ship will carry our bodies safe to shore.

Hey! Hey! Hey!

There’s an old voice in my head
that’s holding me back
Well tell her that I miss our little talks.

Soon it will all be over, buried with our past
We used to play outside when we were young
and full of life and full of love.

Some days I feel like I’m wrong when I am right.
Your mind is playing tricks on you my dear.

‘Cause though the truth may vary
This ship will carry our bodies safe to shore

Hey!
Don’t listen to a word I say
Hey!
The screams all sound the same.
Hey!

Though the truth may vary
this ship will carry our bodies safe to shore

You’re gone, gone, gone away,
I watched you disappear.
All that’s left is a ghost of you.
Now we’re torn, torn, torn apart,
there’s nothing we can do,
Just let me go, we’ll meet again soon.

Now wait, wait, wait for me, please hang around
I’ll see you when I fall asleep.

Hey!
Don’t listen to a word I say
Hey!
The screams all sound the same.
Hey!

Though the truth may vary
this ship will carry our bodies safe to shore

Hey!
Don’t listen to a word I say
Hey!
The screams all sound the same.
Hey!

Though the truth may vary
this ship will carry our bodies safe to shore (x3)

(Thanks to urmull, jenifreckles and omnifunk for correcting these lyrics)

brano bag del 18/6/19: 1+1 = 3

Oggi saluto in particolare Grazia che va in piscina, con cui mi devo scusare per alcuni problemi tecnici di trasmissione nello scorso paio di giorni.

Ma poi..cosa succede quando due *grandi* *professionisti* *collaborano* ? Per esempio, questo:

Per oggi…tutto qua…godetevi le performance! I-N-T-R-A-T-T-E-N-I-M-E-N-T-O!!! ….Crazy in love + schitarramenti su telecaster… non cose da tutti i giorni…!!! Let’s go crazy con chiusura di wah-wah!!! Non irriproducibile, ma molto molto fatto bene. “un bel lavoro”, come direbbe Andrea del bar.

brano bag del 17-6-19: Roma, Arona, o Verona ?

prima edizione: 19/10/2012

Da piccino, uno dei modi di dire che mi avevano insegnato era “Chi va a Roma perde il posto e la poltrona”.

Una mattina (tipo: oggi) mi son svegliato e mi sono accorto di due cose

uno: non c’è la rima. di questo in effetti mi ero già accorto circa 40 anni fa. e che si chiama assonanza non troppo dopo.
però una mattina (tipo: oggi) ho pensato che si potrebbe dire “chi va ad Arona perde il posto e la poltrona”

due: dalle parti mie, chi va a Roma in genere il posto lo ha perso o sta per (vedi manifestazioni sindacali) e se c’è di mezzo la
poltrona è perché la va a prendere. Mentre chi va ad Arona in genere va a fare una innocente gita al lago.

poi me ne sono chiesta una terza: dove sarà nato questo modo di dire ?

d’istinto avrei detto: sicuramente non a Roma. poi ho pensato che in effetti qualsiasi romano potrebbe aver coniato la frase, come osservazione sui tanti pellegrini che da sempre a vario titolo affollano la città.

E quindi ? ci siamo svegliati con la necessità di un quarto d’ora di distrazione coi giochi di parole ? No: si va a Roma!

Lasciando a trasmissioni fanta-filologiche il resto del bag, a Roma oggi pomeriggio confido di trovare argomenti per migliorare il posto che ho già, e penso che il fatto di assentarmi per due giorni dalla poltrona attuale, se per caso qualcuno ne occupa un pezzetto (ma mi lascia almeno un bracciale per sedermici di traverso al ritorno), va benissimo. oppure mi accorgo che al ritorno posso occupare un divano…magari di quelli fatti a “L” (uno dei pochi sogni che ho in campo di arredamento).

chi, poi, fosse andato a Verona (altro posto in -ona) il 16 settembre 2006, a prescindere da posti e poltrone, con una settantina di euro avrà potuto ascoltare la seguente canzone, che in modo metodico, anche se non compulsivo, metto dal 1993.

in effetti per apprezzare veramente questa canzone bisogna ascoltarla dove è nata, cioè come brano conclusivo dell’album “Ten”. Se la ascoltate in quel contesto, la capirete ancora meglio, perché avrete sentito che cosa è capitato a Eddie (o a qualcuono che lui ha conosciuto), in cui succede un po’ di tutto, e poco di sereno. Allora la canzone ha veramente senso.

I see the world | vedo il mondo
Feel the chill | sento il brivido
Which way to go | da che parte andare
Windowsill | davanzale
I see the words | vedo le parole
On a rocking horse of time | sul cavallo a dondolo del tempo
I see the birds in the rain | vedo gli uccelli nella pioggia

Oh dear dad | caro babbo
Can you see me now | mi puoi vedere ora ?
I am myself | io sono me stesso
Like you somehow | come te, in un certo qual modo
I’ll ride the wave | cavalcherò l’onda
Where it takes me | là dove mi porterà
I’ll hold the pain | tratterrò il dolore
Release me | liberami

Oh dear dad | caro babbo
Can you see me now | mi puoi vedere ora ?
I am myself | io so me stesso
Like you somehow | come te, in un certo qual modo
I’ll wait up in the dark | aspetterò alzato, al buio
For you to speak to me | perché tu mi parli
I’ll open up | mi aprirò
Release me | liberami…
Release me
Release me
Release me

Brano bag del 15-6-2019: Legge chi pirla (lampi di genio nazional-popolare) – Figlio di Puttana

[originale del 18/10/12]

[questo brano bag è vietato ai minori di un numero di anni tale da voler prendere atto di alcune cose serie accadute tra la metà degli anni 1960 e la metà degli anni 1980 almeno a un terzo della popolazione italiana


Premetto e prometto che la settimana prossima, diciamo dal 25 ottobre, i branobag rientreranno su un registro più soft, ma in questi giorni escono così]

Coda al brano bag di ieri: nel “pirla chi legge”, “legge” si poteva intendere sia come verbo che come sostantivo…era per dire che secondo parecchi, chi vede la legge come un riferimento utile viene considerato pirla, alias, in lombard, scemo, perditempo, inconcludente.

Oggi: Applicando il “plugin” inversione fraseologica (copyleft di Andrea Giacomelli aka pibinko 2012), si ottiene “lègge chi pirla”…ovvero che chi dedica tempo alla lettura, sempre secondo quei parecchi di cui sopra, è scemo, perditempo, inconcludente.

Cari parecchi, continuate a non leggere e a ignorare il valore di una legge. Tanto -se non leggete- non leggerete nemmeno questa pagina….e poi, se siete parecchi, non siete tutti.

Il brano: Nel filone delle canzoni dedicati ai “fiodéna” come dicono arroma, questa è secondo il parere del critico Giancarlo da Miele una delle migliori.

Cito dal suo testo di riferimento, ovvero “Se le note non fossero state sette ma sei, ci sarebbe stato il 15% di musica in meno e al posto dei 45 giri avrebbero fatto i 39 giri..”. Dice il da Miele “Con Figlio di puttana gli Zen Circus rileggono l’omonimo brano degli Stadio, spostando il punto di vista dall’effetto alla causa. Passano dalla pagina di cronaca e fiction alla pagina di sociologia, ma soprattutto passano dagli anni ’80 al post-grunge innervato di nevrosi, malcelate da baffi troppo poco folti e tenuti per troppo poco tempo per essere credibili.“.

A voi l’ardua sentenza:

…e tutti che cantano contenti in coro! In quella sala ci devono essere almeno quaranta persone che dovrebbero mettersi a correre urlando in mezzo alla strada, o scappare e rinchiudersi in cantina per mezza giornata, e invece sono lì a partecipare…potere della musica!

Lyrics to Figlio Di Puttana :
Nella testa di mio padre ci sta come un temporale
pochi lampi di genio nazional popolare
ci sta un canto di sirena tipo un suono sempre uguale
niente a vedere con la musica piuttosto col volare
oh! oh! oh! oh! oh! mamma…

nella testa di mio padre ci sta come un grande fuoco
non mi cagava molto però a me fregava poco
io cantavo a squarciagola già nel cortile della scuola
lui andava a lavorare, a faticare a guadagnare
oh! oh! oh! oh! oh! mamma…

mia madre è strana mi dà del figlio di puttana
e fra un MS e l’altra se nè andata la mia infanzia
nella testa di mio padre il tempo ha preso quel che ha dato
così lui ricorda solo d’esser stato innamorato
e all’amore ha dato un peso un nome un volto ed un colore
nero come l’avvenire oscuro come un’avvocato
oh! oh! oh! oh! oh! mamma…

mia madre è strana mi da del figlio di puttana
e fra un ms e l’altra se nè andata la mia infanzia

pirla chi legge (branobag del 14/6/19)

[NdA: chi vive a Milano o dintorni vedrà spesso queste scritte sui muri, sui corrimano delle metropolitane, o in qualche banco di scuola…per gli altri: dovrete andare a Milano o dintorni per fare questa esperienza]

oggi -dopo aver scritto il pensiero del giorno, ho deciso di invertire l’ordine tra musica e commenti, perché mi rendo conto che il
commento è uscito troppo lungo per come vi conosco. E però non mi sento di cancellarlo, né tradurlo in fiction, né altro.

nel brano troverete una cover di Goodbye Blue Sky dei Pink Floyd, con un breve prologo che sentii per la prima volta in auto con Giulio, Lucio e Graziana (era il 30 dicembre 2007 mi pare), e in questo periodo emerge attuale come non mai.
A chi non sarà dispiaciuta la versione live, consiglio anche quella del video ufficiale, che come impatto visivo è notevole.

Toxicity lyrics
Songwriters: Tankian, Serj; Malakian, Daron; Odadjian, Shavarsh; Dolmayan, John;

Conversion software version seven.0
Looking at life through the eyes of a tired hub
Eating seeds as a pastime activity
The toxicity of our city, of our city

Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder?
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere, between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder

More wood for the fires, loud neighbors
Flashlight reveries caught in the headlights of a truck
Eating seeds as a pastime activity
The toxicity of our city, of our city

Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder?
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder

Now, what do you own the world?
How do you own disorder, disorder?
Now somewhere between the sacred silence
Sacred silence and sleep
Somewhere between the sacred silence and sleep
Disorder, disorder, disorder

When I became the sun
I shone life into the man’s hearts
When I became the sun
I shone life into the man’s hearts

© DDEVIL MUSIC; SONY/ATV TUNES LLC;

………………………………………………………

ieri, confrontandomi con un amico su valutazioni relative ai metodi possibili per raggiungere un obiettivo, siamo arrivati a un
certo punto a una divergenza.

non è la prima volta che ci capita di arrivare a delle divergenze, in anni di frequentazione…ci si vede da quando siamo poco più
che trentenni. Vedo poi che le frequentazioni continuano volentieri, per cui direi che le divergenze si appianano anche con le cose, oppure qualcuna la teniamo da parte per ragionarne meglio alla prima occasione adeguata.

in pratica: secondo questo mio amico, ci sono persone che per raggiungere un obiettivo di cui sono convinti (o persuasi ?) sono
disposti a usare metodi egoistici, prevaricanti e non rispettosi del prossimo.

secondo me, se c’è un obiettivo di cui si è convinti (ma non persuasi), e si arriva a doverlo perseguire usando quel tipo di
metodi, forse l’obiettivo è sbagliato, e spesse volte si possono raggiungere obiettivi importanti senza dover “giustificare ogni mezzo” e senza dover far perdere rispetto alle persone (e quindi senza perderlo).

provo a dare un poco più di contesto: se l’obiettivo fosse “voglio guadagnare cinquecentomila euro nei prossimi cinque anni”
(obiettivo rispettabile per qualsiasi professionista con esperienza pluriennale in settori come ingegneria, geologia, architettura,
medicina ecc che debba sostenere una famiglia e che cerchi di valorizzare l’investimento della famiglia che lo ha aiutato a laurearsi).

se arrivate dopo 6 mesi e non avere ancora “alzato” 20000 euro, che fate ? se arrivate dopo un anno e siete a 75000 ?
…potreste cominciare a fare un doppio lavoro, o potreste lavorare il doppio nella stessa sede (se avete diritto a straordinari o
premi di produzione). potreste partecipare a un concorso con premi in denaro, potreste provare coi gratta e vinci, potreste
contattare ambienti contigui con lo spaccio di sostanze stupefacenti, o di sigarette…insomma: ci sarà un punto in cui arriverete
a dire “il fine giustifica il mezzo”? Se c’è un obiettivo “materiale”, “economico”, non sarà strano.
(oppure potreste anche capire che 100000 euro all’anno non vi servono per stare bene, ma questo è un altro brano bag).

Se invece l’obiettivo fosse una cosa “alta”, una grande causa…tipo…risolvere la fame nel mondo, o garantire lo sviluppo
sostenibile delle generazioni successive, o contribuire a mantenere la memoria storica della civiltà rurale… come vi sentireste
se dopo 10 anni che provate a perseguire una tale causa dovrete ricorrere a mezzi tipo: sfruttare il lavoro e l’intelligenza di
altri per avere voi maggiore visibilità, o chiedere tempo volontario per far svolgere attività che a voi saranno retribuite (in
denaro o altre forme di contropartita), e ai vostri collaboratori volontari no ?

Vi sentireste di aver seguito una linea nel perseguire quella causa, o non sarà che realizzerete che la linea è cambiata ?

E se è cambiata, perché non prenderne atto e spiegarlo anche a quelli che nei 10 anni scorsi vi hanno sostenuto e ora
inconsapevolmente vi stanno dietro ?

a domani (e grazie a quell’amico con cui si parla delle divergenze)

branobag del 13-6-19: da cintura bianca a cintura nera – Oggi Sono Io (Mina)

prima edizione 15-10-2012

“Da cintura bianca a cintura nera” è un libro che veniva proposto ai giovani judoka nelle palestre milanesi a fine anni Settata-primi anni Ottanta del secolo scorso.

Ci era un riassunto di “tutte le mosse per fare judo”, e poi in fondo c’era una sezione speciale, in cui spiccava la pagina con l’indicazione di punti del corpo la cui pressione poteva fare istantaneamente perdere coscienza (tipo la mossa del Dr. Spock di Star Trek), o -addirittura- uccidere una persona!

Mina è una cantante che sistematicamente, e -ripeto- sistematicamente è in grado di prendere pezzi di altri e trasformarli in meglio. E’ una cintura nera della canzone. E ha una squadra di produttori e musicisti che pestano forte anche loro. Joe Cocker era un altro bravo in questo, ma era cintura marrone, non cintura nera.

Al grande Alex Britti in questo caso gli darei una buona cintura verde, e un grande incoraggiamento (vai Alex!) e intanto vi propongo una pezzo che mi rimbomba in testa da settimane.

p.s. non frequento più palestre di judo da anni, ma se qualcuno avesse una copia vintage del “Da cintura bianca a cintura nera”, mi farebbe piacere sfogliarla.

Oggi sono io

Alex Britti

A. Britti

(1999)

E non so perché quello che ti voglio dire
poi lo scrivo dentro una canzone
non so neanche se l’ascolterai
o resterà soltanto un’altra fragile illusione
se le parole fossero una musica
potrei suonare ore ed ore, ancora ore
e dirti tutto di me.
Ma quando poi ti vedo c’è qualcosa che mi blocca
e non riesco a dire neanche come stai
come stai bene con quei pantaloni neri
come stai bene oggi
come non vorrei cadere in quei discorsi
già sentiti mille volte
e rovinare tutto
come vorrei poter parlare senza preoccuparmi,
senza quella sensazione che non mi fa dire
che mi piaci per davvero
anche se non te l’ho detto
perché è squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se dovrò aspettare ancora
per parlarti finalmente
dirti solo una parola
ma dolce più che posso,
come il mare come il sesso
finalmente mi presento.
E così, anche questa notte è già finita
e non so ancora dentro come sei
non so neanche se ti rivedrò
o resterà soltanto un’altra inutile occasione
e domani poi ti rivedo ancora
e mi piaci per davvero
anche se non te l’ho detto
perché è squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se non è successo ancora
aspetterò quand’è il momento
e non sarà una volta sola
ma spero più che posso
che non sia soltanto sesso
questa volta lo pretendo.
Preferisco stare qui da solo
che con una finta compagnia
e se davvero prenderò il volo
aspetterò l’amore e amore sia
e non so se sarai tu davvero
o forse sei solo un’illusione
però stasera mi rilasso,
penso a te
e scrivo una canzone
dolce più che posso
come il mare come il sesso
questa volta lo pretendo
perché oggi sono io,
oggi sono io.

branobag dell’11.6.19 : canzoni per negazione

originale del 12/10/2012

Pur avendo appreso che nella schiera dei destinatari del branobag c’è un gruppo di aficionados, fa effetto ricevere alle 11 di mattina e-mail con oggetto “brano bag” che poi dicono:

tis ei addormentato e rotto le plale di falro
in uffiico lo attendono con trepidazione
ciao
ing. F…

S… s.rl.
Via L…
201.. Milano, Italy


tel. (+39) 02-8…
fax (+39) 02-8…
cell 335…
f…@studio…
www.studio…

Caro F. e colleghi da Milano...relax: il branobag per chi scrive è importante, se no non farebbe uno sforzo per proporlo come prima cosa della mattina…se per qualche motivo slitta di un paio di ore, non è né perché mi chi lo scrive si è addormentato (più probabile da metà pomeriggio in poi), né perché si è stufato.
E’ perché, come a chiunque di voi, capiterà la giornata in cui vi alzate la mattina e vi ritrovate servito nel piatto qualcosa di altrettato importante, non necessariamente piacevole, e che deve essere affrontato con maggiore urgenza. … tutto qua!

Ciò detto: la cosa che mi ha ritardato di circa sei ore la pubblicazione del brano bag di oggi è brillantemente sintetizzato dal pezzo dei R.E.M. di cui sotto…che -per essere adattato alla situazione di cui non vi tedio potrebbe intitolarsi “Gloomy unhappy people”…non so: nel frattempo vado a farmi una passeggiata al mare.

Se poi volete la versione più tradizionale, provate questa: http://www.youtube.com/watch?v=RXywQQ4EX7U

Shiny happy people laughing

Meet me in the crowd, people, people
Throw your love around, love me, love me
Take it into town, happy, happy

Put it in the ground
Where the flowers grow
Gold and silver shine

Shiny happy people holding hands
Shiny happy people holding hands
Shiny happy people laughing

Everyone around, love them, love them
Put it in your hands, take it, take it
There’s no time to cry, happy, happy

Put it in your heart
Where tomorrow shines
Gold and silver shine

Shiny happy people holding hands
Shiny happy people holding hands
Shiny happy people laughing

Hey, here we go

Shiny happy people holding hands
Shiny happy people holding hands
Shiny happy people laughing

Shiny happy people holding hands
Shiny happy people holding hands
Shiny happy people laughing

Shiny happy people holding hands
Shiny happy people holding hands
Shiny happy people laughing

Read more: REM – SHINY HAPPY PEOPLE LYRICS

brano bag del 10-6-19: “sessegui” la mia mente…

originale: 11.10.2012

qua sul commento mi sono un po’ incartato…tutta colpa della colazione…ma uno dei pensieri era una cosa tipo “la collina ce ll’hai, le ciliege pure…allora vengo a correre pure io!”.

Curioso notare che nel 1973 un canzoniere ispirato parlava di “figli dell’immensità”, mentre nel 1977 un altro canzoniere ispirato parlava di “figli delle stelle”…come dire…l’orizzonte si era già ristretto (e gli anni 80 erano alle porte).

nella canzone si dice a un certo punto che le “anime non sono mie”, ma mio cuggino sostiene che si faccia riferimeno alle “sonomie”, anche se nei dizionari online non ritrova la “sonomia” come concetto. giuro che -quando internet non c’era- ricordo di aver trovato un riferimento del genere, ma dove sono ora non ho un vocabolario anni ’70 per controllare. ho trovato solo:

iṡonomìa s. f. [dal gr. ἰσονομία, comp. di ἴσος «uguale» e -νομία «-nomia»]. –


1. Eguaglianza di fronte alla legge, uno dei principî fondamentali della democrazia presso gli antichi Greci.
2. Nella medicina antica, completa armonia fra tutte le sostanze e gli umori che compongono il corpo umano, condizione che caratterizza lo stato di salute; è praticamente sinon. di eucrasia.

qualche classicista può aiutare ? grazie!

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell’immensità
Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
E dando un calcio ad un sasso
residuo d’inferno e farlo rotolar giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell’immensità

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_lucio_battisti_195/testo_canzone_la_collina_dei_ciliegi_10849.html
Tutto su Lucio Battisti: http://www.musictory.it/musica/Lucio+Battisti

branobag del 9/6/19: Roba da urlo

prima edizione del 10/10/2012

Da una mattinata fiorentina grigia, ma con la vista si squarci di cielo blu che si illuminano mano a mano che il sole arranca verso il suo posto di lavoro nel traffico stellare della mattina, sarebbe intenso dedicarsi a un quarto d’ora di pensieri…

…ma c’ho da pprende ‘i ttreno!

vi lascio con i Black Crowes, che in modo molto efficace (quantunque ermetico in un paio di punti) il punto di vista di uno che ha capito non tutto, ma abbastanza da scriverci sopra una bella canzone e magari comportarsi di conseguenza:

Songwriters: ROBINSON, RICH / ROBINSON, CHRIS

To lessen my troubles — Per patire un po’ di meno
I stopped hanging out with vultures — Ho smesso di stare con gli avvoltoi
And empty saviours like you — I salvatori vuoti come te
Oh, I wish I had a nickel for every miracle — Se solo avessi un centesimo per ogni miracolo
That you easily tricked me into — Su cui mi hai ingannato con facilità

You can lead a horse to water — Puoi portare un cavallo all’abbeveratoio
Oh, But faith is another matter — Ma la fede è un’altra cosa
Oh, So don’t you surrender (Oh no no) — Per cui, non arrenderti
Cause sometimes salvation — Ché a volte la salvezza
In the eye of the storm — E’ nell’occhio del ciclone

Sister do you want to try to find me? — Sorella, vuoi provare cercarmi ?

I’ve no time for accusations — No ho tempo per le accuse
Or conversations on all the bad, bad, bad, things that you do. — O per le chiacchiere su tutte quelle cose maligne che fai
Just a note from the jailor — Giusto una nota dal carceriere
Drugs in the relation — E droghe nella relazione
To all the people around you — Con tutti quelli che ti stanno intorno

You can lead a horse to water (yeah yeah)
Oh, But faith is another matter (Yes it is)
So don’t you surrender
Cause sometimes salvation
In the eye of the storm

Sister do you even want to try to find me? (Oh)

(Oh)

Oh, I’ve kept secret your superstitions Oh, ho mantenuto il segreto sulle tue superstizioni
And all it’s twisted wisdom E tutta la saggezza perversa
That I fell into (Oh yeah) in cui sono caduto

You can lead a horse to water (Oh you know you can)
But oh yeah, faith is another matter (yes it is)
Oh So don’t you, so don’t you surrender (Oh no no no)
Sometimes, sometimes, salvation, salvation, salvation
In the eye of the storm (yeah)

Sister do you want to try to find me?
Hey, Sister do you want to try to find me?
Hey, Sister do you want to try to find me?

Sometimes Salvation lyrics © Warner/Chappell Music, Inc.