Prima presentazione del progetto (2008)

Questo è il documento che preparammo nel 2008 per presentare il progetto al pubblico e che è stato aggiornato fino al 24 Febbraio 2009. Ci sono delle informazioni datate ma è utile per capire la filosofia del progetto.

BuioMetria

Partecipativa

di Francesco Giubbilini e Andrea Giacomelli

Licenza di uso per questo documento

Creative Commons

Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia

Tu sei libero:

  • · di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera

Alle seguenti condizioni:

  • Attribuzione. Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera.
  • Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali.
  • Non opere derivate. Non puoi alterare o trasformare quest’opera, ne’ usarla per crearne un’altra.
  • Ogni volta che usi o distribuisci quest’opera, devi farlo secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza.
  • In ogni caso, puoi concordare col titolare dei diritti utilizzi di quest’opera non consentiti da questa licenza.
  • Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali

http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

Sommario

  1. Introduzione – Che cos’è il progetto BMP?

  2. Inquinamento luminoso.

  3. Il progetto BMP.

  4. La fase pilota e i possibili sviluppi del progetto.

  5. Riferimenti utili.

  6. Il gruppo di lavoro.

  7. Ringraziamenti.

  8. Informazioni.

  9. Revisioni.

Introduzione – Che cos’è il progetto BMP?

La sigla sta per BuioMetria Partecipativa, giocando con le parole. In pratica si tratta di realizzare (e in parte è già stato fatto) una rete di persone che andando in giro con un semplice strumento (lo Sky Quality Meter della ditta canadese Unihedron – http://unihedron.com/index.php – detto anche SQM) misurano la qualità del cielo riguardo all’inquinamento luminoso e coinvolgendo il più possibile in questo processo le persone sul territorio. Lo strumento, riprodotto  nella figura, è un fotometro che misura la luminosità proveniente dal cielo (e di conseguenza sappiamo quanto è buio: per questo abbiamo pensato al termine buiometria).

Figura 1: Uno Sky Quality Meter (alias: il buiometro)

Il progetto è insieme un progetto scientifico e di educazione ambientale. Coinvolge normali cittadini e vuole porre l’attenzione delle comunità coinvolte sul tema dell’efficienza energetica e del risparmio energetico facendo riscoprire nel contempo una ricchezza spesso ignorata, quella del cielo buio.

Inquinamento luminoso

Che cosa si intende per inquinamento luminoso? L’inquinamento luminoso è costituito da quella parte di illuminazione artificiale che per un motivo o per un altro, invece di illuminare le superfici che dovrebbe illuminare (ad esempio: un attraversamento pedonale, o una curva pericolosa), illumina il cielo.

Figura 2: http://www.globe.gov/globeatnight/learn_SQM.html

L’immagine riportata è soltanto un esempio che mostra bene la differenza tra un vecchio impianto mal progettato e disperdente (a sinistra) e un nuovo impianto a norma che illumina dove serve e non disperde la luce in cielo o in direzioni che possono anche abbagliare le persone e gli automobilisti (a destra). Inoltre, l’effetto disperdente è accresciuto nelle zone in cui è elevata la presenza di polveri nell’atmosfera. Le polveri sospese infatti creano il cosiddetto fenomeno dello scattering, per cui la luce incidente nelle particelle di polvere viene riflessa in ogni direzione verso le particelle adiacenti, provocando un effetto a catena che produce il propagarsi dell’inquinamento luminoso per molti chilometri dalla sorgente. Comunque, le conseguenze della cattiva progettazione e installazione di impianti di illuminazione sono molteplici e non entreremo nei dettagli, disponibili invece dai link riportati in fondo al presente documento. A prescindere da implicazioni di carattere illuminotecnico, l’effetto più appariscente è che una sorgente luminosa diretta in tutto o in parte verso il cielo impedisce la visione delle stelle. Che si abiti in città o in campagna, il cielo è ovunque più o meno inquinato dalle luci artificiali usate dall’uomo. Alcuni hanno scritto che molte delle nostre città sono città “a cinque stelle”, purtroppo non per la qualità dei servizi ma per il numero di stelle visibili di notte, numero ahimé fin troppo ottimistico per il centro delle grandi metropoli. Un altro effetto, meno appariscente ma dalle implicazioni più quantitative, è che questa luce “sparata” in cielo è buttata letteralmente al vento. Insieme alla luce viene buttata anche l’energia usata per l’illuminazione (in genere pagata dal contribuente), quindi i nostri soldi e questo contribuisce ad un aumento dell’inquinamento globale.


Figura 3: Inquinamento Luminoso in Europa. Da P. Cinzano (University of Padova and ISTIL), F. Falchi (University of Padova), C. D. Elvidge (NOAA National Geophysical Data Center, Boulder). Copyright 2001 ISTIL, Thiene. Reproduced from www.savethenight.eu

L’immagine satellitare riportata evidenzia le dimensioni del problema. Da maggiori centri abitati d’Europa (e lo stesso vale per il Nord America e l’Asia) vengono proiettate in cielo radiazioni luminose così potenti da  poter essere riprese dallo spazio. Nell’immagine si possono infatti riconoscere senza problemi le principali città d’Europa. E’ doveroso però punto fare una precisazione: la soluzione al problema dell’inquinamento luminoso NON può essere quella di spegnere le luci, nessuno propone soluzioni del genere; si tratta solo di usare meglio quelle che ci sono e non eccedere nella corsa all’illuminazione a tutti i costi. Una delle idee comuni associate all’avere ambienti più illuminati, ovvero l’idea del “più luce = più sicurezza” crea soltanto una falsa percezione di sicurezza e anzi, una illuminazione eccessiva ha come conseguenza la creazione per contrasto di angoli che appaiono ancora più bui. Una illuminazione più bilanciata renderebbe ugualmente visibili le zone che si vogliono illuminare e meno forte il contrasto con le zone meno illuminate che risultano quindi più visibili.

Uno dei parametri utilizzati per valutare la qualità del cielo notturno è la brillanza che indica appunto, senza entrare in particolari tecnici, la luminosità

Figura 4: Brillanza totale del cielo notturno, da Naked eye star visibility and limiting magnitude mapped from DMSP-OLS satellite data, P. Cinzano (1), F. Falchi (1), C.D. Elvidge (2)((1) Dipartimento di Astronomia Padova, Italy, (2) Office of the director, NOAA

del cielo. Come si vede dalla mappa della brillanza del cielo notturno ricavata da dati satellitari e risalente al 2001, le zone con la qualità migliore del cielo (in bianco) sono le zone con la minor densità di popolazione, in particolare si nota un’area piuttosto ampia nel sud della Toscana (Maremma), altre piccole zone tra Calabria e Basilicata e un’area piuttosto estesa in Sardegna. In queste zone, grazie al basso inquinamento luminoso, il cielo stellato ci mostra ancora gran parte del suo splendore. Va ribadito il fatto che, purtroppo, queste zone con una elevata qualità del cielo hanno questa caratteristica non per una particolare sensibilità delle persone che vi abitano ma a causa della bassa presenza umana. Per questo motivo le aree con basso inquinamento luminoso stanno rapidamente scomparendo.

Il progetto BMP

Ecco come nasce l’idea di coinvolgere le comunità in un progetto di mappatura della qualità del cielo che ha molteplici finalità tutte legate alla promozione, alla salvaguardia e alla conoscenza del territorio. Vediamone i punti principali.

Prima di tutto questo è un progetto di educazione ambientale. E’ importante che le persone che abitano un territorio ne conoscano le potenzialità, il valore e i limiti. Il progetto BMP offre la possibilità agli abitanti di approfondire la conoscenza del proprio territorio e delle sue specificità, rendendoli più consapevoli e in grado di gestirlo e/o sfruttarlo consapevolmente. Educazione ambientale è anche far conoscere alle persone “l’altra metà del paesaggio” cioè quella parte di natura che spesso viene poco vista (per ovvi motivi) o poco considerata: il cielo notturno. Non dobbiamo dimenticare a tal proposito che la stessa UNESCO ha sancito nel 1992 nella Carta dei Diritti delle Generazioni Future, il diritto alla conservazione del cielo stellato nella sua purezza ed integrità. Questo fu un passo molto importante verso l’obiettivo che a più voci e sempre più insistentemente viene richiesto, cioè di riconoscere il cielo stellato Patrimonio dell’Umanità. Al fine di promuovere tale conoscenza, oltre agli apparecchi per fare le misure, forniamo dei semplici strumenti astronomici per dare la possibilità a chi ne avrà voglia, di unire per così dire, l’utile al dilettevole: cogliere cioè l’occasione di recarsi in luoghi poco illuminati per fare le misure con lo SQM per osservare il cielo notturno, riconoscere stelle e costellazioni e riprendere così il contatto con quella parte della natura e della nostra cultura, così importante e sempre più trascurata negli ultimi tempi. Conoscere per rispettare (Giulio Magli, Misteri e scoperte dell’archeoastronomia, Newton & Compton, 2005). Infine, educazione ambientale significa anche sensibilizzare e far conoscere il problema dell’inquinamento luminoso che, lungi dall’essere solo un problema da astrofili, è molto più ampio e coinvolge tutti noi, l’ambiente in cui viviamo, le risorse di cui abbiamo bisogno per vivere,  la qualità della nostra vita, la nostra storia e la nostra cultura.

In secondo luogo, il progetto BMP, è un progetto scientifico. I dati sulla qualità del cielo in un territorio sono molto preziosi e attualmente molto rari. Eseguire una campagna del genere, su un vasto territorio significa fare una fotografia dello stato attuale dell’inquinamento luminoso su quel territorio. I dati raccolti, secondo una procedura codificata e ripetibile, potranno essere usati in seguito come termine di paragone per future campagne di monitoraggio oppure usati per migliorare la pianificazione del territorio o ancora per coadiuvare azioni di salvaguardia e protezione di questo patrimonio.

Terzo, è un progetto di partecipazione collettiva. Chi va in giro a fare misure non sono scienziati, dottori, ingegneri o tecnici ma semplici cittadini (o anche tutte le cose precedenti insieme), abitanti o frequentatori del territorio che nella valigetta che forniremo portano il valore aggiunto della conoscenza/consapevolezza di quello che stanno facendo e vedendo e possono in questo modo coinvolgere la loro comunità (piccola o grande) informando altre persone sul progetto e soprattutto sulle sue finalità.

Il progetto fa utilizzo, come altre applicazioni di monitoraggio e di misure sul territorio, di cartografia: mappe per localizzare le zone di interesse per i rilievi, GPS per l’identificazione delle coordinate di un punto di misura BMP e così via. Data la natura dei dati trattati, tutta la cartografia di interesse sarà realizzata tramite supporti informatici e, in particolare, si utilizzerà software libero, avvalendosi dell’indirizzo in questo settore di GFOSS.it, l’Associazione Italiana per l’Informazione Geografica Libera che patrocina il progetto BMP. Inoltre, i dati raccolti saranno poi messi a disposizione della comunità secondo una licenza di tipo Creative Commons, che –salvaguardando il diritto d’autore- consente un utilizzo dei dati più evoluto rispetto ad altri tipi di informazioni cartografiche.

Alle singole persone non si richiede un impegno particolare, ognuno libero di scegliere la quantità di lavoro in base alla propria disponibilità. La cosa più importante è capire lo spirito del progetto, quindi leggere le informazioni fornite, chiedere chiarimenti se necessario (sarà sempre disponibile un referente) e poi fare pubblicità e parlare del progetto. Più persone saranno coinvolte più grandi ed importanti saranno i risultati raggiunti.

Eseguire le misure è un’operazione molto semplice. Nelle istruzioni allegate agli strumenti si trovano esaurienti spiegazioni su come usarli e un glossario di carattere scientifico che serve per capire più nel dettaglio alcuni aspetti del progetto e a fornire spunti di approfondimento. Tutti i dati raccolti andranno riportati su apposite schede che forniremo e successivamente inserite sul sito (per chi ne ha la possibilità), inviate via e-mail o –perché no- per posta o consegnate a mano.  Finito il proprio turno di misurazioni non rimane che individuare il successivo destinatario della valigetta, sempre in accordo con i coordinatori del progetto.

La partecipazione al progetto è volontaria.

Va notato comunque che il metodo può essere applicato anche indipendentemente da piccoli gruppi di persone come classi scolastiche o gruppi di volontari che si accordano per l’uso condiviso dello strumento, ognuno in base alle proprie disponbilità di tempo e mobilità per creare poi delle mappe ad uso didattico o divulgativo o semplicemente per conoscere la situazione dell’area in cui vivono.

La fase pilota e i possibili sviluppi del progetto

La campagna di misure nell’ambito del progetto BMP è stata avviata il 1° Maggio 2008, con una misura eseguita in località Certopiano, nei pressi di Torniella (GR).

Il valore rilevato dallo SQM è stato di 21.4 mag/arcsec2.

Nel corso dell’estate del 2008 si è tenuta la fase pilota del progetto, durante la quale abbiamo eseguito misure dimostrative in provincia di Grosseto e in Sardegna. In Sardegna abbiamo avuto la possibilità di parlare con i responsabili di un parco nella provincia del Medio Campidano i quali hanno dimostrato un forte interesse per il progetto. Siamo stati presenti nel banchetto di GFOSS.it in occasione di Festambiente 2008 a Rispescia (GR). Siamo stati contatti da alcune aziende agrituristiche della Maremma che hanno dimostrato il loro interesse al progetto e stiamo valutando la possibilità di una collaborazione con il gruppo astrofili di Follonica. Il 25 Ottobre 2008, in occasione della giornata nazionale sull’inquinamento luminoso (UAI – Unione Astrofili Italiani) è stato presentato e messo online un form per l’invio delle misure che chiunque può effettuare disponendo di un SQM. Tali misure verranno validate e quindi inserite regolarmente in un database accessibile agli utenti. I dati raccolti potranno essere condivisi in base ad una licenza libera in via di definizione. Infine i dati raccolti verranno inseriti in una mappa online periodicamente aggiornata. I riferimenti internet per accedere a queste risorse si trovano alla fine del documento. Questo attualmente è l’unico database italiano esistente che permette di registrare e condividere i dati sulla qualità del cielo ottenuti con SQM e speriamo che nei mesi a venire possa crescere e divenire punto di riferimento nazionale in questo ambito.Resta aperto il nostro interesse per sviluppare nuove sinergie con  soggetti quali scuole, agriturismi, consorzi agrari ecc. che possano portare ad un’intensificazione della rete di misure. Da poco è anche disponibile una versione di SQM collegabile via ethernet ad un pc che permette di acquisire misure in un luogo per lunghi periodi e in automatico. Vediamo l’applicazione di tale strumento in luoghi quali agriturismo, centri di educazione ambientale, osservatori privati che siano interessati ad un monitoraggio di lungo periodo della qualità del cielo nel loro territorio e che siano interessati a condividere tali dati a fini scientifici, educativi o promozionali.

Attualmente il nostro gruppo di lavoro, è impegnato nel realizzare un sistema per il monitoraggio automatico della qualità del cielo da piazzare sopra un veicolo per realizzare campagne di misure lungo percorsi stradali urbani o extraurbani. L’obiettivo di questo lavoro è realizzare una base di dati che possano essere utilizzati in futuro per creare uno standard di certificazione della qualità del cielo. La certificazione consentirà di dare un valore riconosciuto e riconoscibile alla qualità del cielo in un certo luogo e potrebbe a sua volta suggerire possibilità di valorizzazione sostenibile e/o salvaguardia.

Per finire, segnaliamo che il 2009 è l’Anno Internazionale dell’Astronomia (come dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite). Tale occasione rappresenta un ottimo momento per la realizzazione di iniziative locali che abbiano come oggetto la valorizzazione e la salvaguardia del cielo notturno. Essendo come detto, la buona qualità del cielo una peculiarità propria di territori poco urbanizzati e quindi, spesso, economicamente svantaggiati, la valorizzazione di tale caratteristica è un’occasione per il rilancio della zona sia dal punto di vista turistico che ambientale nonché un’occasione per rientrare nel calendario degli eventi in programma per il 2009.

La campagna pilota BMP è svolta senza fini di lucro.

Riferimenti utili

Il gruppo di lavoro

Francesco Giubbilini: Ingenere ambientale e astrofilo. Ha proposto l’idea di realizzare le misure SQM.

Andrea Giacomelli: Ingegnere civile per la difesa del suolo e la pianificazione territoriale. Ha suggerito la componente partecipativa.

Luca Delucchi: geografo. Ha curato la realizzazione delle mappe, tramite software geografico libero.

Il logo del progetto è stato realizzato da Anne Ghisla.

Ringraziamenti

Si ringrazia la ditta Geoptik di S. Giovanni Lupatoto (VR) (www.geoptik.com) per l’utilizzo a titolo dimostrativo di uno Sky Quality Meter durante la campagna pilota.

Informazioni

Potete scrivere un e-mail a bmp@pibinko.org

Revisioni

Autore    Rev.    Data
FG    0    10/4/2008
FG    1    9/05/2008
AG    2    20/5/2008
FG    3    21/05/2008
FG    4    24/05/2008
FG    5    29/05/2008
FG    6    29/07/2008
FG    7    17/08/2008
FG    8    14/10/2008
AG    9    16/10/2008
FG    10    19/10/2008
FG    11    24/02/2009

I commenti sono disattivati